Nella seconda metà del Cinquecento, la Basilica di San Marco a Venezia diventa il cuore di una rivoluzione sonora destinata a lasciare un segno profondo nella musica europea. Protagonisti di questa stagione sono Andrea e Giovanni Gabrieli, zio e nipote, due personalità diverse ma unite da una medesima capacità di trasformare lo spazio marciano in materia musicale.
Marco Gemmani racconta l’opera di Andrea Gabrieli, organista di San Marco e autore capace di coniugare la grande tradizione polifonica con una scrittura più immediata, luminosa e attenta alla forza espressiva delle voci e degli strumenti. La sua eredità viene raccolta e sviluppata da Giovanni Gabrieli, che porta la tecnica dei cori spezzati a una straordinaria ricchezza di colori, contrasti e risonanze.
Nelle loro composizioni, cori e strumenti collocati in punti diversi della Basilica si rispondono, si sovrappongono e si uniscono in grandi architetture sonore. Non si tratta più soltanto di accompagnare la liturgia, ma di creare un’esperienza capace di coinvolgere l’ascoltatore attraverso il dialogo tra pieni e vuoti, lontananza e prossimità, solennità e movimento.
Con Andrea e Giovanni Gabrieli, San Marco diventa così un laboratorio di modernità. La policoralità veneziana acquista una nuova libertà, il rapporto tra musica vocale e strumentale si fa più stretto e il termine “concerto” comincia ad assumere un significato nuovo, destinato a svilupparsi nei secoli successivi. La loro fama supera presto i confini della Serenissima e contribuisce a diffondere in tutta Europa il prestigio della scuola musicale veneziana.