I 25 anni del Quartetto di Cremona

I 25 anni del Quartetto di Cremona

Editor's Notes Concerto registrato da VCR il 14 dicembre 2025 nel Teatro Comunale di Carpi

Il Quartetto di Cremona celebra gli ottant’anni dal debutto del leggendario Quartetto Italiano con un concerto dal forte valore simbolico, tenutosi il 14 dicembre 2025 al Teatro Comunale di Carpi e che VCR Festival, il festival radiofonico di Venice Classic Radio, vi invita ora a riascoltare. Una serata in cui memoria e presente si incontrano, coincidente anche con i 25 anni di attività del Quartetto di Cremona, oggi tra le formazioni cameristiche italiane più apprezzate a livello internazionale.

La storia comincia proprio a Carpi: il 12 novembre 1945, nella Sala dei Mori di Palazzo dei Pio, Paolo Borciani, Elisa Pegreffi, Lionello Forzanti e Franco Rossi si esibirono insieme per la prima volta con il nome di Nuovo Quartetto Italiano. Da quel concerto sarebbe nata una delle esperienze interpretative più importanti della musica da camera del Novecento.

Ottant’anni dopo, Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, violini, Simone Gramaglia, viola, e Giovanni Scaglione, violoncello, rendono omaggio a quella straordinaria eredità riprendendo parte del programma dello storico debutto. Il viaggio musicale si apre con Sarabanda, Giga e Badinerie di Arcangelo Corelli, nella trascrizione per quartetto d’archi di Ettore Pinelli, per proseguire con il Quartetto in sol minore op.10 di Claude Debussy, capolavoro nel quale colore, ritmo e timbro trasformano profondamente il linguaggio del quartetto d’archi. Al centro della seconda parte troviamo Ludwig van Beethoven e il Quartetto in do maggiore n.3 op.59 ‘Razumovskij‘, una delle grandi pagine della maturità beethoveniana, culminante nel travolgente fugato dell’Allegro molto finale.

A chiudere il concerto, dopo gli applausi del pubblico di Carpi, due bis: il terzo movimento del Quartetto in fa maggiore di Maurice Ravel, pagina particolarmente legata alla storia interpretativa del Quartetto Italiano, e il Contrappunto n. 9 dall’Arte della fuga di Johann Sebastian Bach.